Curiosità sugli origami

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Il termine origami 折り紙 indica l’arte di piegare la carta per dare vita ad oggetti, animali, figure di fantasia e altro ancora.
La parola deriva dal giapponese oru 折 (piegare) e da kami 紙 (carta).
La parola kami, con un ideogramma diverso ma con la stessa pronuncia, vuol dire anche divinità: questa sovrapposizione di significato lega inscindibilmente l’arte degli origami con la spiritualità, con la ricerca del Divino e dona a questa tecnica una valenza sacrale.
La nascita della carta risale in Cina agli inizi del II secolo d.C., ed è in questa terra che inizia la piegatura nello stesso periodo. Furono però i giapponesi a rendere la carta sempre più morbida e resistente utilizzando il riso, e soprattutto a rendere l’origami un’arte.


Agli inizi del VII secolo nasce infatti in Giappone la carta washi, bella e morbida al tatto, e dalla sua invenzione l’arte di piegare la carta. Dal novembre 2014 la carta washi è patrimonio immateriale dell’umanità, protetta dall’ UNESCO.

Il periodo di affermazione degli origami nella cultura giapponese è riconducibile al periodo Heian (794-1185), in cui si afferma l’usanza di ricostruire ritualmente con l’origami la corte imperiale, con i suoi personaggi negli abiti rituali: per questo tale festa, detta festa delle bambine, viene anche indicata con il termine festa delle bambole Hina-matsuri ひな祭り appunto.

Quando le mani sono impegnate, il cuore è sereno

Durante questo periodo si afferma anche il Kodomo no hi 子供の日, festa dedicata ai bambini, durante la quale vengono appese ancora oggi bandiere di carta a forma di carpa.

Allo stesso periodo risalgono i modelli stilizzati che rappresentano delle farfalle. Durante le cerimonie nuziali era usanza, e lo è tutt’oggi, attaccare delle farfalle di carta alle coppe di sakè con le quali gli sposi brindano alla felicità della loro unione con un profondo significato augurale.

Anche la rana è una tradizionale forma origami di origine Heian, che trova significato nel doppio significato della parola kaeru, che significa sia “rana” che “ritorno a casa” e che indicava quindi l’animale come un buon augurio per coloro che stavano per intraprendere un lungo viaggio.


Successivamente l’origami perse pian piano la caratteristica di essere un’arte riservata a pochi, anche per l’elevato costo della carta, e divenne un passatempo popolare. Furono creati molti modelli divenuti poi classici: fra questi la gru, in giapponese tsuru 鶴, simbolo tradizionale di lunga vita ed anche simbolo della pace dopo le esplosioni atomiche avvenute in Giappone.

Negli ultimi cento anni, forse anche meno, la creazione di modelli complessi ha portato i loro autori a trascrivere i vari passaggi di piegatura per conservarne la memoria e questo ha rovesciato le regole dell’apprendimento; non c’è più bisogno di un maestro, è sufficiente un libro, almeno per chi abbia già esperienza. Questo sganciarsi dal rapporto diretto col maestro ha portato, nell’origami così come già in altre forme artistiche, a una specie di libertà espressiva non più vincolata da regole da seguire. Nasce così l’origami contemporaneo d’autore.

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Segui Lucia Cinconze:

Lucia è laureata in lingua e cultura giapponese e in scienze della comunicazione, amante da sempre del Giappone, ha unito le sue conoscenze culturali alla passione per i lavori creativi fatti a mano. Da 4 anni tiene corsi di origami presso associazioni e centri di cultura giapponese a Roma.

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