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8 spaventose storie di fantasmi e demoni giapponesi

pubblicato in: Arte, cultura e società | 0

Se d’estate siete in Giappone a soffrire il caldo, potete sempre “raggelarvi” con questi racconti spaventosi, purché facciate poi attenzione a camminare da soli nelle prime ore della notte.

Il Giappone è pieno di fantasmi o demoni che spuntano dagli angoli più bui. Tra questi gli yūrei 幽霊 (da “evanescente” ma anche “oscuro” e rei 霊 “anima” o “spirito”) e gli yōkai 妖怪 (da 妖 “maleficio” e kai 怪 “manifestazione inquietante”) fanno parte del folklore giapponese da secoli, raccontati già nel VIII secolo nel Kojiki 古事記 (Registro di avvenimenti antichi), un testo che rappresenta la prima testimonianza di mitologia giapponese e che racconta la creazione del Giappone. Oggi appaiono in manga, anime, videogiochi e film.

La principale differenza tra gli yōkai e gli yūrei consiste che mentre i primi possono essere classificati a metà tra spiriti e demoni e comprendono animali, umanoidi e oggetti, i secondi sono veri e propri fantasmi, divenuti tali in caso di morte violenta o improvvisa e in caso di riti funebri svolti in modo scorretto.

Ecco qui 8 dei principali demoni e fantasmi giapponesi che vi faranno venire i brividi lungo la schiena in questa calda stagione estiva.

Kitsune

Kitsune (狐, Kitsune) è la parola giapponese per volpe. Le volpi sono un argomento molto comune del folklore giapponese e molte storie le descrivono come esseri intelligenti e in possesso di abilità magiche che aumentano con la loro età e saggezza. Secondo la tradizione, tutte le volpi hanno la capacità di trasformarsi in uomini o donne, più frequentemente in seducenti donne. Mentre alcuni racconti le ritraggono come esseri spregevoli che con la loro bellezza ingannano gli uomini, in altri sono invece fedeli guardiani, amici, amanti e mogli.

La figura della kitsune è diventata strettamente legata a Inari, il kami shintoista della fertilità, dell’agricoltura e del riso, a cui le kitsune sono al servizio come messaggere. Questo ruolo ha rafforzato il significato soprannaturale della volpe. Più code ha una kitsune – può arrivare ad averne fino a nove – più è anziana, saggia e intelligente. A causa del loro potenziale potere e influenza, in alcuni casi viene venerata come divinità.


Yuki-onna

La yuki-onna 雪女 o “donna delle nevi” è una categoria di yōkai da cui sarebbe bene tenersi alla larga! Caratterizzata da una bellezza sconvolgente, dalla pelle bianca come la neve e dai lunghi capelli corvini, questo essere soprannaturale vaga su un terreno innevato e sembra non lasciare impronte dietro di sé!

Molte storie che ruotano attorno a questa figura provengono dalle innevate prefetture settentrionali del Giappone come Aomori e Akita nella regione di Tōhoku. In alcune versioni è un vampiro delle nevi che succhia le anime dalle sue vittime, mentre in altre usa la sua bellezza soprannaturale per attirare gli uomini nel freddo per poi lasciarli congelare a morte.

Tra le ragioni della sua crudeltà, c’è quella secondo cui si pensa che in vita fosse stata una bellissima donna uccisa nella neve, e quindi ora farebbe lo stesso con gli altri per vendicarsi.


Chōchin-obake

Il Chōchin-obake 提灯お化け (letteralmente “fantasma della lanterna di carta”) non è crudele come gli altri yōkai, ma è un giocherellone che si diverte a spaventare i passanti, con la sua grande lingua, gli occhi rotanti e la sua chiassosa risata. Di solito sono fatti di bambù e carta o seta.

L’origine di questo yōkai è sconosciuta, non compare in nessun testo antico e si pensa sia stato inventato per spaventare i bambini.
Nella mitologia giapponese però compaiono gli tsukumogami, che sono strumenti o oggetti divenuti yōkai dopo 100 anni. Quindi si pensa che una normale lanterna possa diventare un chōchin obake dopo gli stessi anni.
Questo pensiero ha radici nella religione shintoista, per cui tutti gli oggetti, anche quelli inanimati, hanno un’anima. 

Se sei in Giappone e vuoi sfuggire a questo yōkai birichino, forse sarebbe meglio evitare luoghi pieni di lanterne!


Jorōgumo

La Jorōgumo (絡新婦) o donna-ragno è uno yōkai dalla forma di un ragno che può cambiare aspetto in quello di una donna seducente quando vuole mangiare un essere umano. Anche quando è nella sua forma umana, il suo riflesso mostrerà sempre un ragno gigante.

La leggenda della jōrogumo si basa sul reale ragno tessitore di sfere dorate, chiamato Nephila, che si trova in tutto l’arcipelago giapponese, ad eccezione dell’ Hokkaidō. Questi ragni sono rinomati per le loro grandi dimensioni, i loro colori vivaci e belli, le ragnatele grandi e forti che tessono per intrappolare e divorare lentamente gli uomini giovani. Quando il ragno raggiunge i 400 anni, sviluppa poteri magici e si trasforma in una jorōgumo, iniziando a catturare uomini piuttosto che insetti. 

Le jorōgumo non sono gli unici ragni killer in Giappone. Gli tsuchigumo (土蜘蛛, “ragno di terra”), sono enormi ragni vagabondi con facce simili a quelle umane che si nascondono negli angoli e negli spazi bui.


Gashadokuro

Le povere e sfortunate ossa di coloro che sono morti sul campo di battaglia si trasformano in  gashadokuro   がしゃどくろ “scheletri affamati”. Questi yōkai si formano in luoghi dove si trovano masse di scheletri, come in quei villaggi dove la fame o la malattia hanno spazzato via la popolazione. 

Dal momento che sono morti senza un’adeguata sepoltura o riti funebri, le anime e le ossa si uniscono e creano uno scheletro gigante, 15 volte più grande di una persona normale. Gli spettri scheletrici si nutrono di viaggiatori solitari, staccando loro la testa a morsi, banchettando con le loro ossa e bevendo il loro sangue, in stile Dracula.

Potresti aver visto questo yōkai nel famoso  ukiyo-e  “La strega Takiyasha e lo spettro dello scheletro” di Utagawa Kuniyoshi.


Yamauba

Se questo autunno avete in programma di fare escursioni in montagna, potreste volerci ripensare, visto che lì troverete la  yamauba 山姥 “strega di montagna”. Queste streghe decrepite, raffigurate come donne anziane con i capelli disordinati e kimono sporchi, sono note per offrire rifugio ai viaggiatori stanchi solo per ucciderli una volta addormentati

Le yamauba erano una volta donne normali, ma sono fuggite nella foresta dopo essere state accusate di crimini. Un’altra teoria è che furono vittime di  ubasute  (姥捨て), letteralmente “abbandonare una donna anziana”, un’usanza dell’antico Giappone che consisteva nel condurre i propri anziani in un posto lontano per lasciarli morire. Durante i periodi difficili come carestie e siccità, ci si liberava di loro per non farli pesare sui giovani membri della famiglia. Una volta abbandonati, questi si arrabbiavano, diventando cannibali e praticando la magia nera.

Tuttavia, in alcune storie, sono esseri benevoli. Ad esempio, una yamauba potrebbe regalare un tesoro o una fortuna a uno sconosciuto gentile. Nella prefettura di Aichi le yamauba sono viste come divinità protettive.


Kappa

Questa piccola creatura dalle sembianze umane ha un guscio simile a una tartaruga, una pelle squamosa verde e un piatto sulla testa che deve essere sempre riempito d’acqua per rimanere in vita. Vivono nei fiumi, laghi e altri corsi d’acqua del Giappone.

Nello shintoismo, i  kappa  sono rispettati come divinità dell’acqua e a volte nei santuari giapponesi si possono vedere vere e proprie statue che li raffigurano. Una delle stranezze dei Kappa è che vanno matti per i cetrioli (da cui deriva il  kappa-maki, un tipo di sushi con all’interno il cetriolo), oltre al fatto che non infrangono mai una promessa. Possono essere più docili e collaborativi, aiutando gli esseri umani, o minacciosi, gettando animali nell’acqua per affogarli o mangiando bambini, di cui sono ghiotti.

Oggi vengono spesso usati infatti nella narrativa dell’infanzia per spaventare i bambini disobbedienti.
Oltre a mangiare cetrioli, si nutrono anche di intestini umani crudi.


Kuchisake-onna

La kuchisake-onna è una yūrei maligna e contemporanea, il cui nome si traduce letteralmente in “donna con la bocca a fessura“. Secondo una leggenda quando era viva, suo marito la punì per i suoi atti di adulterio tagliandole la bocca da un orecchio all’altro.

Questo fantasma appare quindi come una bellissima e giovane donna che indossa una maschera chirurgica, con in mano un’arma affilata, simile a un paio di forbici. Dopo essersi avvicinata alle persone di notte, fa loro una domanda con intenzioni sinistre.

” Watashi, kirei ?” “Sono bella?”. Se la risposta è no, verrete uccisi all’istante. Se invece è sì, si toglierà la maschera chirurgica rivelando la sua raccapricciante bocca. Con un grande sorriso, mostrando i denti aguzzi, chiederà “che ne dici adesso?” Se la risposta è negativa, finirete smembrati dal fantasma, in caso sia positiva invece vi renderà “belli” come lei tagliandovi, la bocca da un orecchio all’altro. Un incontro con una kuchisake-onna, quindi, è una condizione inevitabilmente di perdita, che porta sempre alla morte.

La donna assassina è apparsa brevemente nel film dello Studio Ghibli del 1984 Pom Poko e diversi film horror giapponesi sono stati realizzati con la sua storia come premessa.

E voi, quale tra questi fantasmi o demoni giapponesi preferite?

Segui Lucia Cinconze:

Lucia è laureata in lingua e cultura giapponese e in scienze della comunicazione, amante da sempre del Giappone, ha unito le sue conoscenze culturali alla passione per i lavori creativi fatti a mano. Da 4 anni tiene corsi di origami presso associazioni e centri di cultura giapponese a Roma.

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